Trasformare una passione in professione è un privilegio per pochi felici. Bibi Trabucchi, professione calligrafa, è tra questi. Dopo tanti anni di giornalismo al Corriere della sera e alcune mostre come dilettante di talento, nel 1999 Bibi ha deciso di dedicarsi a tempo pieno a un'altra scrittura, così diversa. Poteva sembrare una follia; invece, nello scorso aprile è arrivata la consacrazione più prestigiosa: l'invito alla Biennale internazionale di calligrafia araba di Sharjah, negli Emirati. "Ero l'unica donna europea, peraltro non mussulmana", racconta Trabucchi. Nel suo studio romano spiccano una collezione di libri arabi, e, appesa a una parete, una antica pagina del Corano decorata in oro. Poi, i ferri del mestiere: tre tavoli da disegno, la penna di canna, l'inchiostro,carte pergamena, il timbro in ceralacca con cui imprime la sua firma. Probabilmente il destino la sapeva lunga, se è vero che Bibi (soprannome di bambina, il suo vero nome è Stefania) in arabo è una delle lodi di Allah, e significa "beneamato". Nel 1972 il primo viaggio in Turchia e per la scrittura coranica fu amore a prima vista: "Era affascinante vedere quei segni, e quasi non riuscire a capire dove finiva la scrittura e dove cominciavano le decorazioni", ricorda. "L'alfabeto arabo ha un'infinita serie di possibilità di tessitura: è come impastare la creta, una attivitàespressiva lenta,amorosa, qualcosa che porta la mente lontano". Il prossimo appuntamento è previsto per il prossimo novembre a Roma, con una mostra che Bibi Trabucchi ha voluto dedicare a due calligrafi iracheni e alla grande squola di Bagdad. Un segno che ricordi il magnifico passato e la cultura di un Paese noto, purtroppo, per ben altri motivi.

Elena Maresca

Luna luglio 2004

www.bibiart.eu
Official website of
Bibi Trabucchi