Blu come il cielo. Verde come il manto del Profeta Muhammed. L’ocra del ciclo delle opere dedicate al Gilgamesh, eroe della Mesopotamia. Le lettere roteano. S’incontrano. Si sovrappongono per esprimere sentimenti e sensazioni. Inchiostro. China. Calligrafia, l’arte della bella scrittura. Calligrafia Islamica, un viaggio nel racconto divino di una cultura millenaria.
“La calligrafia ha un significato interiore perché per me è anche un motivo d’incontro” spiega Bibi Trabucchi, artista internazionale di calligrafia islamica, di recente rientrata dalla Biennale di Dubai, “È un mezzo di comunicazione molto incentrato sul respiro e sulla concentrazione”.
Istinto e regole. Insieme. Fu Abu Ali Ibn Muqla (846-940), visir dei tre califfi abassidi, a dotare l’arte calligrafica araba di regole scientifiche precise. Ogni lettera è collegata a tre unità standard che sono il punto, l’alef e il cerchio. La calligrafia araba consente di allungare, roteare o capovolgere le lettere, ma sempre nel rispetto di un rapporto “aureo” che non può andare perduto. |
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Anche i romani avevano una grande cura nel disegnare e scolpire le scritte ufficiali tanto che ancor oggi le lettere di tipo romano sono tra le più belle, leggibili ed equilibrate. Ma mentre in questa fetta di mondo si è assistito a un inesorabile declino di quest’arte, nei paesi della Mezza Luna la calligrafia resta un’arte fondamentale, che guarda al futuro con grande enfasi.
Sig.ra Trabucchi, con cosa e dove dipinge? Lo strumento principe della calligrafia araba è il calamo. Ho iniziato così, come tutti i calligrafi, affidandomi alla tradizione. Ma un artista moderno non può non tener conto di come si muove e cambia la società che lo circonda. Attualmente sono attratta dalla “street art”. Sperimento il passaggio dal calamo all’aerosol art. L’arte del graffito nasce nell’America dei ghetti e delle segregazioni razziali per rispondere a un’autentica esigenza espressiva, alla rivendicazione di un proprio diritto alla parola, a esprimere e denunciare ingiustizie. Io lo faccio con la mia arte, ora anche tracciando su tela enormi calligrafie arabe con bombolette spray. E il mio “tag” preferito è la parola “Salam” (pace).
Da donna, cosa trova nella cultura araba che in quella occidentale non c’è? Provo le medesime sensazioni che hanno caratterizzato grandi donne nella storia dei rapporti tra Oriente e Occidente. Isabelle Eberhardt (1877-1904) non solo si convertì all’Islam, ma fu iniziata a una confraternita musulmana, fuggendo da un Occidente corrotto e ritrovando in un “paese aspro e splendido..la mia anima”. Nel mio immaginario ci sono soprattutto donne come Annemarie Schimmel e Leda Rafanelli, personaggi unici che per entrare in mondi e culture differenti hanno scelto una porta privilegiata: quella della calligrafia. Arte eccelsa nei paesi che amavano e visitavano.
Ogni suo lavoro dà l’idea di un viaggio interiore, connesso con una certa spiritualità. “Dio è bello e ama la bellezza”, dice il Profeta Muhammed. L’artista ricerca il Bello ma anche idee nuove e tecniche che possano intensificare ulteriormente l’incanto e il fascino delle lettere arabe. Segni che abbelliscono la vita e che donino gioia. Dalla concentrazione profonda e dalla preghiera nasce il messaggio, l’ispirazione, perchè il frutto del nostro agire sia il migliore risultato di una costante azione interiore. Ed è così che la mattina, quando mi sveglio e mi metto al mio tavolo da lavoro, so che tenterò e ritenterò e ritenterò, perchè la mia arte, come la vita, è una ricerca continua.
Mercoledì 21 aprile intanto, a Roma, ci sarà l’inaugurazione della mostra “Il futuro di un’arte antica: dal cuneo al computer fino al writing” (visitabile fino al 27 aprile, presso ALIF – Piazza dei Campani) e la presentazione dei workshop di Calligrafia araba con Mahmoud Al Dilaimi e Bibi Trabucchi.
“Tutto nasce con un respiro, la concentrazione e il gesto segue. Quando si interrompe? Non dipende da me”, Bibi Trabucchi. |